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Kekko Silvestre racconta la sua band alla… Modà

Hanno attraversato l’estate con la forza di un ciclone. Solo che hanno fatto turbinare musica e allegria e non hanno creato danno alcuno. I Modà sono una delle più belle sorprese degli ultimi anni. Una lunga gavetta e ora l’affermazione, che si quantifica, oltre che in dischi venduti, in sold out a ripetizione ai concerti. Entriamo nel fenomeno-Modà insieme a Francesco Kekko Silvestre, 33anni, voce e anima della band.

Avete fatto un tour infinito e trionfale. Come ci si prepara a un concerto?
Molto semplicemente. Mangio due ore prima di salire sul palco un ricco piatto di pastasciutta condita con formaggio grana. Ho una alimentazione metodica: a pranzo proteine a cena carboidrati.

Ne brucia di energie in una serata live.
Perdo qualche etto a sera dunque devo partire per la tournée grasso.

Grande attenzione all’alimentazione.
Mangio correttamente e mi tengo allenato.

Come si allena?
Corro e faccio palestra. Da adolescente giocavo a pallone poi ho mollato per la musica e ho deciso di lavorare sul piano fisico.

In questa estate 2011 ci ha lasciato Amy Winehouse.
Il problema della Winehouse non era solo la droga, quella è stata la chiave finale, lì ci sono tanti fattori che vanno valutati.

Tipo?
Le persone che ti circondano e che dovrebbero proteggerti, la depressione. Un artista vive momenti difficili, nel mio piccolo posso testimoniarlo. Arrivi a vedere tante di quelle persone che non riesci più neanche a parlare. Ti chiedono foto, autografi, ti toccano e poi ti insultano per le foto che non fai e magari ne hai già fatte 300 e loro sono 5mila.

Oltre a forza fisica ci vuole anche forza interiore.
Se non sei forte la fragilità porta a isolarti, poi subentra la depressione. Ciò non toglie che morire di droga nel 2011 è un peccato, soprattutto per una come la Winehouse, talentuosa e bellissima. E ci aggiungo che sarebbe un peccato anche per chi fa un altro lavoro.

Come convive con la popolarità?
La sua potenza l’ho compresa dopo Sanremo. I nostri dischi precedenti erano belli ma non abbiamo mai trovato qualcuno che ci credesse fino in fondo. Quando Laura, la mia fidanzata di sempre, mi dice va a prendere il pane io le rispondo che torno dopo cinque minuti sa che mento in buona fede.

Ovvero?
Per strana o nel negozio mi fermano, vogliono la foto o l’autografo.

Quotidianità difficile, la sua.
Non è solo una questione di quotidianità. Occorre stare più attenti ai posti dove si va in vacanza: siamo privilegiati, è innegabile.

Lei ha la fama di una persona disponibile.
E’ vero purché non mi capitino davanti dei maleducati.

Cosa intende?
C’è perfino chi si accampa sotto casa, tutto ha un limite.

La sua compagna è dell’ambiente?
No. Ci siamo conosciuti sul pullman della scuola, lei aveva 11 anni e io qualcuno di più. Non ci siamo fidanzati subito, lei era una bimba. Ma ci conosciamo da sempre.

Che futuro hanno oggi i giovani?
Io ho un fratello di 20 anni e rispetto ai miei 20 anni sono cambiate molte cose. Non credo che i giovani siano senza prospettive ma temo, e mi dispiace, che appartengano a una generazione per la quale tutto è, o sembra, facile. I social network hanno minato i rapporti umani. Ci vuole più attaccamento alla tradizione.

I Modà hanno fatto una bella gavetta.
Abbiamo rifiutato le cover anche se i locali ci respingevano: una scelta pagata cara in passato ma che ora ci ripaga bene. Dobbiamo ringraziare Lorenzo Suraci e Ultrasuoni che hanno creduto nel nostro progetto.

Il nuovo album?
Facciam con calma, le attese sono alte. E per fortuna non abbiamo urgenza di monetizzare.

C’è rivalità con i Negramaro.
Non dovrebbe farla a me questa domanda.

Lei è napoletano: perché non invita il salentino Giuliano Sangiorgi a vedere insieme Napoli-Lecce?
Non verrebbe.

Ne è certo?
Abbiamo un percorso simile e non capisco tanta rabbia. Mi piacciono, li stimo e credo siano i numeri 1 però…

Però?
Se Giuliano vuole si va allo stadio insieme.

Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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