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Il nuovo “Never say goodbye” ha la voce di Maria Morelli

Never Say Goodbye è il debutto italiano di Maria Morelli, ventiduenne cantante italo-rumena che, nel paese in cui studia e vive (Maria è infatti prossima alla Laurea in giurisprudenza) è già un personaggio Televisivo e Radiofonico. Never Say Goodbye è anche il primo singolo tratto dall’album The Way I Feel che in Romania è stato già diverse settimane in classifica nel 2014. Nonostante l’impostazione pop del brano, i grandi amori musicali di Maria sono Amy Winehouse, Skin, ma anche le sue colleghe italiane Emma e Giorgia, delle quali nelle sue serate esegue diversi brani.

Maria Morelli

Maria Morelli

Maria Morelli che, oltre all’italiano e al rumeno, parla correttamente altre tre lingue tra cui l’inglese e lo spagnolo, vede nell’Italia un banco di prova serio e impegnativo dal quale ricavare gli input necessari per costruire un repertorio davvero in linea con il main stream internazionale, senza per questo tradire la sue ascendenze italiane, alle quali si sente profondamente legata. Il prossimo passo nella carriera sarà una produzione concepita totalmente in Italia con brani estremamente selezionati e scritti da autori che le possano garantire quel valore aggiunto che la sua voce merita.

Maria Morelli nasce a Brasov in Transilvania il 19 gennaio del 1993. Attualmente frequenta la Facoltà di Diritto all’Università della Transilvania a Brasov (RO) e ha in preparazione la tesi di laurea. All’età di 17 ani ha iniziato a prendere lezioni di canto a Brasov e quindi a Bucarest, partecipando quasi immediatamente a diversi concorsi nazionali e internazionali, classificandosi sempre nelle primissime posizioni. Dopo la pubblicazione del primo album lo scorso anno, ha svolto un’intensa attività promozionale partecipando a numerosi show televisivi sulle principali reti nazionali. Nello stesso periodo il suo album è entrato in classifica e il singolo “Never Say Goodbye” ha ottenuto un’ottima rotazione su radio locali e network.

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Alla scoperta dell’Ora Blu di Nicola Cioce

Nicola Cioce aveva un lavoro bellissimo quando ha deciso di abbandonare tutto per dedicarsi alla musica. Era un art director di un magazine, adesso un entusiasta cantautore con un disco d’esordio di dieci brani che sta portando in giro per l’Italia: L’Ora Blu, anticipato dal primo singolo estratto La fortuna non esiste.

Nicola Cioce

Nicola Cioce

di Milly Abrusci

Oltre ad essere il titolo del disco, che cosa è l’ora blu?
Non è un brano contenuto nell’album e non è nemmeno presente in qualche testo. Il titolo è nato ascoltando il disco in macchina. Mi sono accorto che dava il suo meglio durante l’ora blu che esiste veramente: è l’ora del passaggio dalla luce al buio. E’ il momento in cui il sole tramonta ed è appena andato sotto la linea dell’orizzonte. Secondo me stava bene con le atmosfere del disco un po’ malinconiche. Poi, avevo anche questo bellissimo ritratto blu da mettere in copertina, fatto da un artista molto bravo svedese, in cui ho un’espressione malinconica e quindi mi sono convinto.
Perché dice di sentirsi blu?
Ho sempre avuto una particolare predisposizione per le cose malinconiche e nostalgiche, anche per le musiche.
La fortuna non esiste è il titolo del primo singolo estratto, è una frase di Seneca ed è anche il titolo di un libro di Mario Calabresi, ma lei crede nella fortuna?
Credo che esistano delle condizioni di partenza che facciano la differenza nella vita o, perlomeno, che la rendono un po’ più facile o più difficile. Credo che una persona che nasce in un paesino sperduto del Brasile che sogna di diventare violinista, abbia meno possibilità del figlio di un grande direttore d’orchestra. Mi piaceva, però, sottolineare quanta fortuna sta nelle nostre mani e quanta ne possiamo fare noi creandocela da sola concentrandoci su quello che vogliamo ottenere. La fortuna non esiste è un modo per concentrarci su quello che sta a noi e non su quello che non possiamo controllare.
Come mai la scelta di ospitare dei resilienti durante i suoi concerti-incontro?
Nasce da una vicenda personale: quando ho deciso di lasciare il mio lavoro per dedicarmi a fare il cantautore, inizialmente è stata una cosa pazzesca ed esplosiva, ma dopo un po’ sono iniziati i primi problemi economici ma anche d’identità. L’unica cosa che potevo fare in quel momento era andare avanti e l’ho fatto scrivendo una canzone. Subito dopo mi sono reso conto che c’è bisogno di buoni esempi e quindi di gente che dimostri che ce la puoi fare a fare quello che ti metti in testa. In quel periodo, poi, avevo appena finito di leggere il libro di Calabresi che racconta di persone americane che avevano perso il lavoro o subìto qualche evento traumatico, ma che si erano inventate un nuovo lavoro ed erano riuscite a superare la crisi. Nel leggere il libro, ho pensato a quanto sarebbe stato bello cercare queste persone in Italia.
Anche lei è un resiliente?
Io mi sento un resiliente in prova, nel senso che ci sto ancora provando. Sono ancora lontano dalla meta. E’ una lotta dura.
Si è mai pentito della scelta di abbandonare il lavoro che le dava più stabilità economica per incominciare un altro che tuttora ha un percorso più difficile?
Non mi sono mai pentito, nemmeno nel momento più tragico. Mi è bastato scrivere una canzone, dopo aver lasciato il lavoro, per convincermi di aver fatto la cosa giusta.
Qual è la canzone?
E’ una ballata romantica che rende onore a chi accetta la sfida di restare insieme nonostante gli inciampi e i cambiamenti: si tratta di Un solo giorno. Dopo la canzone è partito anche un progetto con il medesimo titolo che è collegato, in qualche modo, al discorso della resilienza perché affronta il tema dell’amore. Due video maker e fotografe bravissime, Antonella Argirò e Alice Demontis, sono andate in giro a intervistare le coppie, di ogni tipo e di tutte le età, sull’amore. Vedere queste persone che si sono raccontate con così tanta semplicità, mi ha reso molto orgoglioso.
I protagonisti dei concerti-incontro sono sempre gli stessi?
Ogni incontro è dedicato a una persona diversa: c’è un lottatore di lotta libera, un regista teatrale, un allenatore di calcio di bambini rom e la fondatrice di un locale musicale che fa attività culturale per tutto il tempo.
Come le ha conosciute queste testimonianze?
Alcune mi sono state segnalate, come nel caso di Vincenzo Grassi: un lottatore che ha fatto le Olimpiadi tre volte senza mai vincere, ma che non ha mai mollato. Dopo trent’anni si è incontrato a un campionato del mondo con il suo vecchio avversario giapponese e ha vinto riprendendosi una rivincita dopo tantissimo tempo. Sono andato a conoscerlo e ho capito che era la persona che cercavo. Altre, invece, già le conoscevo come Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto. Lui ha intrapreso l’attività di regista teatrale sia nel solito teatro che in quello dei detenuti in carcere. Lui ha avuto la forza non solo di andare in teatri a fare laboratori, ma anche di portare fuori i carcerati e farli esibire in altri teatri centralissimi a Milano. Ha avuto anche l’intuizione di fare spettacoli per ciechi completamente al buio.
Che riscontro stanno suscitando questi concerti-incontro?
Le serate sono andate in maniera molto diversa: la prima, a Nova Milanese, molto bene perché era più collegata al territorio e, quindi, il Comune che mi ospitava aveva partecipato alla creazione dell’evento; le altre potevano andare meglio. Ho capito che una cosa del genere non va portata nei locali dove si fa musica, perché sono abituati a qualcosa di diverso. La nostra idea è di far crescere questi concerti-incontro in uno spettacolo che possa essere portato in giro e, quindi, abbracciare anche molta più gente.
Ha mai pensato di partecipare a qualche talent o a festival per un po’ di visibilità?
Sì, ci ho pensato. A Sanremo ci andrei, ma oltre ad avere la canzone giusta bisogna anche avere dietro un editore, un produttore e un discografico che abbia un nome. Per quanto riguarda i talent, non mi convincono. Mi sembrano un prodotto televisivo creati solo per fare spettacolo e non mi piace come viene trattato l’artista all’interno di questi programmi (per fini commerciali legittimissimi).
Prossima tappa del concerto-incontro La fortuna non esiste?
Il 10 aprile a Milano.

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SilverSnake Michelle e il suo dvd dal center stage

In uscita il 15 maggio 2015 il primo live in versione dvd di SilverSnake Michelle dal titolo Live from Center Stage. Il dvd è il resoconto dell’esperienza live negli Usa di Michelle, con l’intero concerto dello scorso 11 ottobre 2014 a Cape Cod, interviste, foto e backstage.

SilverSnake Michelle in un frame del video

SilverSnake Michelle in un frame del video

Micaela Battista, in arte SilverSnake Michelle, nasce a Torino nel 1975. Il suo nome d’arte rappresenta il serpente come un simbolo di rinascita e di saggezza, e simboleggia la vita stessa . Inizia a studiare recitazione nel 1992 presso il Teatro Nuovo di Torino con Renato Liprandi e prosegue gli studi presso il Tangram Teatro sotto la guida di Ivana Ferri e Bruno Maria Ferraro. Partecipa a numerosi spettacoli teatrali, interpretando ruoli sia drammatici (Lady Macbeth) sia brillanti (Puck il Folletto); partecipa anche a diversi cortometraggi tra cui Risveglio girato nel 2000 e diretto da Chiara Moraglio e Simone Montanari. Nel frattempo si laurea in giurisprudenza, e consegue l’abilitazione alla professione di avvocato. Nel 2011 segue la formazione corale, come voce soprano, presso i Civici cori di Milano. Nello stesso anno segue lezioni di etnomusicologia all’Università di Musicologia di Milano e supera l’ esame di teoria musicale. Dal 2012 studia canto moderno sotto la guida del maestro Dino Brentali che segue il metodo SLS (Speech Level Singing di Seth Riggs). Dal 2013 inizia un percorso di ricerca musicale legata ad un cammino personale, creando brani di cui è interprete e autrice con il nome d’arte di SilverSnake Michelle. Le canzoni hanno melodia e arrangiamento che ricorda il rock anni 80, con un gusto gotico/celtico in molte parti. SilverSnake Michelle sceglie questo tipo di musica perché è istintivo e d’impatto, libera le emozioni e la vera essenza dell’anima. Conosce Dario Arena (chitarra) e Daniele Marchetti (tastiera e chitarra) che la seguono e la aiutano negli arrangiamenti. A novembre 2013 incide il suo primo album So in my mind…, avvalendosi per la batteria della collaborazione di Paola Caridi. SilverSnake Michelle è attualmente accompagnata nei live acustici da Daniele Marchetti (al piano/tastiera e chitarra) e si avvale di professionisti turnisti per le serate rock.