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Marco Ligabue torna e promette…ti porterò lontano

Marco Ligabue si rimette in marcia. A un anno di distanza dal suo esordio da solista, ufficializzato il 15 marzo 2013 con il debutto in radio del singolo Ogni Piccola Pazzia, il cantautore di Correggio annuncia l’uscita nel 2014 del suo secondo album, anticipato da un singolo che inaugura l’inizio di un nuovo tour.

Marco Ligabue

Marco Ligabue

A pochi mesi dalla fine del Mare Dentro Tour, concluso il primo febbraio scorso a Palermo, Marco torna a cantare e riparte da Ti porterò lontanto, il singolo in rotazione radiofonica a partire da venerdì 16 maggio, primo estratto del nuovo disco in uscita dopo l’estate. Nello stesso giorno l’artista di Correggio partirà da Firenze per nuovo tour che lo vedrà impegnato nelle principali città italiane in duo acustico insieme al chitarrista Jonathan Gasparini e in elettrico insieme alla sua band. Tra le prime tappe in calendario, oltre a Firenze, anche Roma e Milano.

Singolo e tour anticipano un nuovo lavoro in studio in arrivo dopo l’estate, il secondo dopo l’esordio con Mare Dentro, che nel 2013 ha debuttato nella top 20 della classifica Fimi. Un disco composto da 9 tracce curato dall’etichetta di Marco e del suo amico e manager Alessio Lini, la M.O.M. – Music Overdrive Management, e firmato dalla produzione d’autore di Corrado Rustici.

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L’Insomnia di Giulia Spallino

Prima di stare sul palco, Giulia passava dei gran bei pomeriggi su divani mezzi sfondati, da un bar all’altro, dalla sala prove al salotto di un’amica e, in compagnia di tazze di caffè nero bollente, si ascoltava le signore della musica black che dicevano la loro dalle casse dello stereo. Il suo nuovo video si chiama Insomnia.

Giulia Spallino

Giulia Spallino

Se ne stava zitta zitta mentre una Lauryn Hill appena ventenne cantava con gli altri due Fugees in “The Score”, la stessa voce che, qualche anno dopo, avrebbe raccontato la sua maleducazione in “The miseducation of”. Poi Giulia ha spostato un po’ i cuscini del sofà per far spazio a Erykah Badu, innamorandosi di quel mix di soul, hip hop e jazz che ha scoperto di saper cantare anche lei. Così ha lasciato sul tavolino il caffè fumante per salire sul palco prima con gli Asseneutro e il loro funk, poi con il ritmo in levare dei Purple Woods.

Risultato: il caffè si è ghiacciato, perché Giulia da allora non ha più mollato il microfono. È andata avanti, tra un live e un altro, strizzando l’occhio alle compagne del salotto dai divani sfondati, a cui ogni tanto partecipava Cat Power, l’unica bianca in mezzo alle signore guidate dall’Imperatrice del blues, Bessie Smith, la cui voce arrivava sporcata ma intensa da vecchi vinili anni Trenta. Forte di tutti i loro segreti appena sussurrati o cantati dalle viscere, Giulia ha iniziato a mettere in musica le emozioni che quotidianamente prova, svelando un innato talento per la scrittura e la melodia.

E’ così che, assieme a Fabio Dalè e Carlo Frigerio (Yellow Ears Prod.), ha dato vita ad un progetto solista – un lavoro che rispecchi nel profondo ciò che ha dentro.Oggi è pronta ad intraprendere un nuovo percorso che la porterà a far conoscere al pubblico la sua nuova e vera essenza, sul palco sarà accompagnata da basso, tastiere e synth nei suoi live electro-soul intimi e al contempo potenti. Il repertorio spazia dai brani inediti, come il singolo in uscita “Insomnia”, a cover completamente riarrangiate di Erykah Badu, Little Dragon, Nneka, Meg, Bob Marley ed altri, a testimonianza della storia e delle radici musicali che l’hanno fatta diventare ciò che è ora: un’appassionata di musica con un dono vocale unico ormai pronta a rivelarsi come un’artista completa. I divani sfondati sono ormai un lontano ricordo.

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Caparezza, quando l’arte è “museica”

Stavolta si vola nell’immaginifico attraverso l’arte. Caparezza esce con un album fluviale e travolgente che per la prima volta parla di opere d’arte. Si intitola “Museica”, che significa museo della mia arte. E, a proposito di prime volte, Michele Salvemini, questo il suo nome, si autoproduce. Lo abbbiamo intervistato.

Caparezza

Caparezza

Caparezza è diventato docente d’arte?
Assolutamente no, sono un autodidatta, ho passato molto tempo dell’ultimo anno a studiare, a documentarmi. Credo che quando morirò quello che più mi mancherà è la creatività.
Come ha proceduto in questo viaggio artistico?
Ho diviso in prima e dopo la nascita della fotografia.
Cosa la interessa?
Quello che viene dopo, dove gli artisti davvero interpretano la realtà, penso ai dadaisti, ai Surrealisti e a Giotto.
Giotto sarebbe prima della fotografia, però.
E’ vero ma è stato un rivoluzionario per la sua epoca, ha inventato la prospettiva.
Ma lei disegna?
Ho smesso che avevo otto anni. A dire il vero volevo fare il fumettaro poi mi sono concentrato sulle parole.
La accusano di essere troppo politico, che è anche il titolo di una canzone.
Tutto ciò che scrivo lo ho provato sulla mia pelle. Ma poi che vuol dire essere troppo politico? Alla fine ognuno esterna le proprie opinioni e dunque ognuno è politico a suo modo.
Dunque si ispira alla realtà.
Non sarebbe mai nata “Mica Van Gogh” se non fossi sempre a guardarmi attorno. La realtà per me ha due chiavi di lettura: lo spunto e la fuga.
Quante anime ha “Museica”?
Si muove tra volenza e arte, direi dunque due.
Perché la violenza?
E’ lo sfuggire all’inquietudine del vivere che ti porta a costruire realtà parallele.
L’arte invece?
Rende il mondo più poetico, è benefica e salvifica. L’arte è il modo per fuggire alla realtà violenta.
Quale movimento pittorico più la ha affascinata?
Il dadaismo. Un vero movimento di rottura per il periodo in cui è nato. Adoro Hugo Ball, un dadaista che nel 1916 saliva sul palco vestito da dentifricio dicendo cose che capiva solo lui. Per me è un punto di riferimento.
Cosa si attende da “Museica”?
Che sia uno spartiacque, che non venga frazionato in tanti singoli perché va ascoltato nella sua interezza. E poi vorrei che venisse ascoltato almeno tre volte, ci sono tante informazioni dentro, un solo ascolto è destabilizzante.
La cover?
E’ un quadro vero, verrà esposto.
C’è anche una canzone “Cover”.
Racconta tutte le copertine più importanti per me, a partire dalla banana di Andy Warhol per i Velvet Underground & Nico. Ho esclusi i Sex Pistols perché non potevo fare una canzone di otto minuti.
Ha una canzone preferita?
Certo, “Fai da tela”. Canto la rassegnazione. Ognuno di noi è una tela bianca che viene colorata dal giudizio degli altri. Noi viviamo in funzione del giudizio altrui.
Canta anche i “Figli d’arte”.
Proviamo invidia per loro ma in realtà fanno una vita grama. Ho raccontato la loro dark side, la storia di una padre che canta la pace e poi a casa non ha mai una parola dolce per il figlio.
Perché si è autoprodotto?
Semplice: sono al sesto disco ed è il momento. Sono come il calciatore che sa quando deve smettere e diventare allenatore. E poi il futuro è in certo. Chissà quando farò un altro disco!